ragazzo con volto nascosto da libro

Studiare quando non ne hai voglia: come iniziare (davvero) senza impazzire

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Written by Nunzia G.

9 Febbraio 2026

Partiamo da una verità che nessuno dice mai chiaramente e che nessuno ammette: la voglia di studiare non è qualcosa che senti dentro prima di iniziare. È inutile aspettare che arrivi un segnale o quel momento di ispirazione che ti fa dire “ok, ho proprio voglia adesso di farmi una versione di latino”.

La maggior parte dei giorni questa voglia non si presenta proprio, né all’inizio né a metà dell’opera. Quindi, se aspetti che arrivi quella spinta interna per metterti alla scrivania con i libri in mano, beh, succede quello che già sai: ti riduci all’ultima sera prima dell’interrogazione con l’acqua alla gola. Rimproverandoti mentalmente per aver preferito una divertente partita alla Xbox che si è protratta praticamente per giorni e giorni. Capita. Ma perché?

Detto in parole molto semplici, studiare è un’attività che richiede uno sforzo e il nostro cervello cerca logicamente di evitarlo preferendo qualcosa di più immediato e divertente. Non sei pigro quindi, è una cosa perfettamente normale e comune. Ci sono però dei modi per sbloccare la situazione e cercare quanto meno di non accumulare compiti su compiti, smaltendoli un po’ alla volta.

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Studiare

Primo: smetti di aspettare il momento giusto

Il primo passo per sbloccare questa situazione è smettere di farsi domande sbagliate. Hai capito bene, le domande tipo “ho voglia di studiare?” non funzionano perché tanto la risposta, lo sappiamo noi e lo sai anche tu, sarà sempre no. Il trucco? Concentrati su un’azione fisica molto piccola. Non pensare all’intero capitolo di storia che ti aspetta con tutte quelle date impossibili da ricordare o a tutti gli esercizi di matematica. Semplicemente apri il libro, siediti e prendi la penna. Ti sembrerà un consiglio stupido, e invece spesso la parte più difficile è proprio il passaggio dal non fare nulla al fare qualcosa. Iniziare insomma.

Vedrai subito la differenza: una volta che sei lì e hai iniziato a leggere anche solo le prime righe, tutto si mette in moto. Iniziare serve a interrompere la fase in cui resti fermo a pensare a quanto non vorresti farlo.

C’è poi un’altra cosa da tenere presente, che potrebbe farti mollare ma che invece è del tutto normale: non fa nulla se non sei super concentrato quando inizi. Anzi, spesso i primi minuti sono proprio i peggiori perché sei più distratto, magari leggi la stessa frase tre volte senza capire, ti prude il naso, pensi a quello che hai mangiato a pranzo. Non fa niente. Non pretendere troppo dalla tua attenzione nei primi momenti. Meglio passare mezz’ora a capire poco che passare tre ore sul divano a sentirsi in colpa perché non stai facendo nulla. Col tempo la concentrazione aumenta, basta andare avanti.

Prova ad usare un metodo: datti un tempo limite molto basso, ad esempio dieci minuti, e promettiti che dopo quel tempo potrai smettere davvero se non ce la fai più. È un modo per dire al cervello che l’impegno non sarà gravoso e cambiare l’approccio. Del resto dieci minuti sono un tempo che chiunque può sopportare. E nella maggior parte dei casi, una volta passati quei dieci minuti, ti renderai conto che il peso non è così insopportabile e continuerai senza troppi problemi. Se invece decidi di fermarti, avrai comunque fatto dieci minuti in più rispetto al nulla totale. Magari puoi fare una pausa, e concederti altri 15 minuti, aumentando il tempo via via.

Un altro errore frequente è quello di iniziare dalla cosa più pesante o noiosa del programma. A volte siamo tentati a farlo per toglierci il pensiero pensando che dopo sarà tutto in discesa. Invece spesso succede che ti stanchi, ti stressi perché ci stai mettendo più tempo di quanto pensavi, e finisce che chiudi tutto, frustrato. Questo perché se già non hai voglia, affrontare subito l’argomento che odi di più è il modo più veloce per chiudere tutto dopo cinque minuti.

Prova invece a cominciare da un compito meccanico, come ricopiare degli appunti, fare un esercizio semplice o rileggere qualcosa che hai già capito. Questo serve a entrare nel ritmo senza stressare troppo la mente. Una volta che sei “dentro” l’attività, avrai più facilità a passare alle cose più complicate.

Basta iniziare

Gestire le distrazioni (senza diventare un eremita)

Veniamo al punto dolente: le distrazioni. Che non sono solo i pensieri che ti arrivano all’improvviso, ma anche e soprattutto quelle dell’ambiente circostante. Non devi chiuderti in una stanza vuota e spegnere tutto nel raggio di chilometri, ti sentiresti costretto.

Basta eliminare una sola distrazione principale: proprio lui, il telefono. Prova a metterlo in un punto dove non puoi vederlo o toccarlo facilmente, magari in un’altra stanza. Anche solo dover alzarti per andare a prenderlo crea quella barriera sufficiente a farti restare sui libri. O almeno dovrebbe. In alternativa, se proprio senti che il suono delle notifiche ti attrae irresistibilmente, prova a mettere in modalità aereo. E vai a controllare solo durante le pause.

Ecco, le pause. Anche queste vanno gestite senza troppe regole rigide, ma con buon senso. Se quando ti fermi passi tutto il tempo a guardare video brevi o a rispondere a messaggi di gruppo, quando torni a studiare sarai più stanco di prima perché la tua vista e la tua attenzione non si sono riposate affatto. Una pausa utile è quella in cui cambi posizione fisica e rilassi la mente: alzati, cammina un po’ per casa, mangia qualcosa o guarda fuori dalla finestra. Bastano cinque minuti.

Infine, cerca di capire quando è il momento di chiudere. Non ha senso trascinarsi fino a tarda notte quando la testa non riceve più nulla. Studiare quando sei esausto è inutile e ti porta solo a odiare ancora di più quello che stai facendo. È molto meglio fermarsi un po’ prima, magari lasciando a metà un paragrafo semplice, così domani saprai esattamente da dove ripartire e non avrai di nuovo quel blocco davanti alla pagina bianca. Studiare è un’abitudine che si costruisce un po’ alla volta, senza bisogno di essere dei robot o di avere una forza di volontà fuori dal comune.

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