C’è un momento, crescendo, in cui inizi a pensare di essere l’unico a sbagliare. Ti guardi intorno ed hai la sensazione che gli altri abbiano ricevuto un manuale di istruzioni. E a te invece sia capitato un foglietto spiegazzato. E pure bianco. Ti sembra che tutti sappiano cosa scrivere nelle storie, come rispondere ai professori senza sembrare impacciati e dove andare il sabato sera.
E tu? Boh. Ti senti fuori tempo. Sbagliato. Sempre un passo di lato, come se non sapessi mai cosa dire. O quando dirlo.
Ti sorprenderà sapere che invece anche gli altri si sentono così. Anche quelli che sembrano così sicuri, brillanti, pieni di amici. E perché non te ne accorgi? Semplice: guardi solo i tuoi “errori” e non quelli altrui.
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La verità è che quello che vedi su Instagram e ti sembra perfetto magari è stato ripetuto prima 20 volte. E anche ciò che vedi nella realtà è il “best of” della vita degli altri, mentre della tua conosci ogni singolo errore. O almeno quello che tu pensi sia un errore.
Ecco perché oggi vorremmo parlarti proprio di questo e mostrarti che i tuoi “sbagli” sono in realtà la normalità. Pronto a cambiare idea su te stesso?

Quando pensi che tutti sappiano cosa fare, tranne te
Il primo mito da sfatare è proprio quello che tutti gli altri siano più sicuri di te. Beh, non è così, o almeno non sempre. Quante volte ti capita di guardare il tuo amico che sembra sempre a suo agio anche in mezzo a tanta gente? Mentre a te si secca la gola anche solo per rispondere “presente” in classe? In realtà, la maggior parte delle persone della tua età sta improvvisando. Quello che vedi è solo la facciata. Dentro, la sicurezza totale non esiste quasi per nessuno. Tra un po’ nemmeno tra gli adulti, pensa. Quindi, cerca di non fare paragoni con gli altri, ti renderesti infelice da solo, senza motivo. Anche loro si sentono come te.
Un altro “errore” che potresti commettere solo perché ti senti diverso è rimanere in silenzio perché hai paura di sembrare stupido. Nulla di quello che dici è stupido. Può succedere a scuola, per esempio, o nelle chat di gruppo o quando si parla di un film che non hai visto.
Il prof spiega? Non capisci un tubo ma resti zitto. Meglio zitto che figuraccia. Non fai domande, non chiedi chiarimenti, perché ti vergogni di ammettere che non hai capito quando sembra che gli altri invece non abbiano problemi. E invece se potessi leggere nella mente dei tuoi compagni, ce ne sarebbero almeno una decina che si stanno facendo lo stesso problema.
Nessuno nasce sapendo già tutto. Fare una domanda o ammettere “Non ho capito” non è esporsi e non c’è nulla di cui vergognarsi: è l’unico modo per non farsi fregare dal bisogno di sembrare sempre all’altezza. La gente apprezza chi è onesto, non chi finge di essere un genio.
C’è poi un grande scoglio da superare alla tua età, ma che è comune a moltissimi tuoi coetanei: cercare di piacere a tutti. All’inizio sembra la via più facile. Ridi alle battute tristi solo perché lo fanno anche gli altri, dici “sì” ad un’uscita quando vorresti restare a casa a guardare una serie (anche se dentro stai già in pigiama ) adatti i tuoi vestiti ai gusti del gruppo. Ma poi arriva una stanchezza strana. Non è quella fisica di quando torni da calcetto o da danza, è più una stanchezza mentale. Un senso di disagio che non sai spiegare, e che non comprendi del tutto. Ecco, potrebbe essere questo: cercare di piacere a tutti è faticoso perché annulli te stesso. Non segui i tuoi veri desideri, e questo alla lunga ti fa chiedere chi sei veramente. Ma come abbiamo detto, non è un difetto del tuo carattere, è solo il bisogno di essere accettati. La verità è che non puoi piacere a tutti (e meno male!). Del resto, nemmeno a te piacciono proprio tutti tutti no? E che male c’è?

Essere “normali” è diventato un problema?
E se sei “normale” perché questo dovrebbe essere un problema? Ecco, oggi sembra che se non hai un talento pazzesco a 16 anni, se non sei un tiktoker famoso o un incredibile atleta, allora sei invisibile. Ti senti “normale” e la senti come una colpa. Insomma, se la tua vita è “solo” scuola, amici, serie TV e qualche pomeriggio passato a fissare il soffitto con le cuffie alle orecchie, ti sembra mediocre. Nulla di speciale. Ma a 14, 15 o 17 anni non è un limite: è la base da cui si parte. Hai tempo di crescere e scoprire in cosa sei speciale. E se non lo sei? Li diventerai, tutti abbiamo un’attitudine, un pregio, un talento per qualcosa anche se non ti sembra tale.
Magari oggi non ti sembra un talento saper montare perfettamente un video per ridere con i tuoi amici o avere il gusto giusto per abbinare due vestiti che sembravano orrendi, ma potrebbero essere il tuo futuro. Anche se ti sembra lontano.
Infine, un errore che commetti quasi sicuramente e che è molto comune, è cucirti addosso un’etichetta. Confondere un momento con “sono fatto così” e deprimerti da solo.
Prendi un 4 in matematica? Pensi subito “Non sono portato”. Una settimana ti senti un po’ giù? Diventa “Sono un depresso”. Fai una figuraccia con la persona che ti piace? La batosta “Sono un fallito”.
Questo però significa trasformare un singolo evento in una definizione. Ma i momenti passano, le etichette invece restano appiccicate come adesivi difficili da togliere.
Invece sei in una fase di trasformazione totale: il “te stesso” di oggi è solo una bozza, non hai idea di come diventerai tra 20 anni. Per capirci, se il tuo migliore amico facesse un errore o si sentisse un po’ giù, lo insulteresti o gli offriresti una pizza? Ecco, prova a fare lo stesso con te stesso.