Stare seduti sei ore a fissare un prof che spiega potrebbe essere una prova di sopravvivenza, soprattutto se non lo fa in maniera coinvolgente. Vuoi mettere guardare un video che dura pochi secondi? Facile, veloce e indolore. E invece, che fatica dover tenere alta la soglia dell’attenzione (che tra l’altro ha dei picchi e dei cali naturali). Lo sapevi infatti che dura circa 30 minuti? Dopodiché, ti verrà naturale iniziare a guardare fuori dalla finestra o dare una sbirciatina al telefono sotto il banco (ecco perché è bene spegnerlo in classe).
Ma c’è un problema: tutto quello che “ti perdi” in classe, dovrai recuperarlo più tardi, da solo, chiuso in camera mentre gli altri sono fuori. E come ricordare tutte quelle parole, concetti, nozioni? Un modo c’è: prendere appunti. Ti sembra strano? Vecchio? Una perdita di tempo forse. Invece no.
Prendere appunti non è una roba da “secchioni” che vogliono fare i primi della classe. È l’esatto contrario: è una strategia da pigri intelligenti. Se scrivi le cose giuste mentre sei in classe, hai già fatto metà del lavoro. Sembra strano ma è così, te lo assicuriamo. Quando torni a casa e apri il libro, non ti sembrerà di leggere una lingua antica, ma qualcosa che hai già “masticato” perché mentre scrivevi qualcosa ti è già entrato in testa.
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In pratica, prendere appunti è un modo per studiare meno e uscire prima. Ma non serve scrivere tutto quello che dice il prof (non sei una segretaria!). Il segreto è capire cosa vale la pena segnare e come farlo senza farsi venire il crampo alla mano dopo dieci minuti. Esatto, alla mano, perché parliamo di appunti cartacei. E ti spieghiamo perché è meglio scrivere con una penna piuttosto che con una tastiera.

Prendere appunti: a mano è meglio
Perché dovresti stancare la mano quando hai a disposizione tutti i device possibili, ti starai chiedendo. Beh, avere un tablet con la penna digitale fa molto “pro” e sembra la soluzione a tutti i mali. Ma la scienza (e la tua memoria) dice una cosa diversa: scrivere a mano coinvolge il tuo cervello. Quando usi la penna, non stai solo trascrivendo, stai memorizzando enza accorgertene le informazioni. Devi essere veloce, quindi sei costretto a fare una sintesi immediata: il tuo cervello decide in un microsecondo cosa è importante e cosa no. Questo si chiama memoria attiva. In pratica, mentre scrivi, stai già studiando.
E poi, ammettiamolo: la carta non ha notifiche. Non ti arrivano i messaggi su WhatsApp, non ti viene la tentazione di aprire TikTok perché “la connessione è lenta” e non rischi di restare a piedi perché hai dimenticato di caricare la batteria. È un sistema che non crasha mai.
Certo, il digitale ha i suoi assi nella manica. Se scrivi veloce sulla tastiera, puoi avere un backup su cloud così non perdi mai nulla (quante volte hai dimenticato il quaderno a casa il giorno del ripasso?), e se devi cercare una parola specifica basta un click e la trovi in un secondo. Per non parlare della comodità di incollare grafici, link o video. È perfetto per chi ama l’organizzazione millimetrica o deve passare gli appunti a tutto il gruppo classe in un attimo.
Però, c’è una trappola: con il PC o il tablet tendi a scrivere tutto quello che dice il prof, diventando una specie di stampante umana. Scrivi tantissimo, ma capisci pochissimo. A mano, invece, decidi tu. Magari il tuo quaderno sarà pieno di cancellature e non potrai “cercare” le parole con un filtro, ma quel concetto che hai faticato a riassumere con la penna rimarrà incollato ai tuoi neuroni molto più a lungo. La verità? Se vuoi davvero risparmiare tempo il pomeriggio, la vecchia e cara penna è ancora la tua migliore amica.

Come organizzarsi per non perdere ore a casa
Ok, abbiamo capito che la carta vince, ma come si fa a non farsi venire il crampo alla mano dopo cinque minuti? Il segreto non è scrivere più veloce, ma scrivere meno. Niente trascrizione parola per parola. Quello è il modo perfetto per andare in tilt e non capire nulla di quello che viene detto.
Il tuo obiettivo è diventare un “traduttore”: ascolti il concetto, lo elabori e lo butti giù con parole tue. Se lo spieghi a te stesso mentre lo scrivi, l’hai già imparato.
Ecco il tuo kit di trucchi pratici:
Inventa il tuo alfabeto segreto. Ovvero non perdere tempo a scrivere parole lunghissime. Crea il tuo codice di abbreviazioni: “perché” diventa xk, “esempio” diventa ex, “maggiore” diventa >. All’inizio ti sembrerà strano, ma dopo una settimana scriverai alla velocità della luce. Se hai paura di non capirci più nulla, segnati una piccola legenda nell’ultima pagina del quaderno, ma vedrai che dopo un po’ non ti servirà più.
Lascia “respirare” il foglio. Tradotto: non riempire ogni millimetro di carta. Salta le righe, lascia margini larghi e stacca bene i paragrafi. Perché? Semplice: perché in seguito potresti aver bisogno di spazio per aggiungere quel dettaglio che il prof ha detto all’ultimo secondo o per appuntare una domanda da fare prima della verifica. E poi anche visivamente è più facile da affrontare. Un foglio troppo pieno mette ansia solo a guardarlo; un foglio ordinato si rilegge in metà tempo.
Usa i colori (senza fare un arcobaleno). Gli evidenziatori sono i tuoi migliori amici, ma usali con cervello. Se colori tutto, non evidenzi nulla. Scegli un codice semplice: giallo per i concetti base per esempio, e verde per le definizioni da sapere a memoria. Quando riaprirai il quaderno per il ripasso pre-interrogazione, i tuoi occhi andranno dritti sulle cose che contano davvero.
Avrai capito perché prendere appunti non è un compito extra da aggiungere alla lista delle cose noiose. È esattamente il contrario. Ogni parola che segni con intelligenza in classe è un minuto di sole, di PlayStation o di uscita con gli amici guadagnato per il pomeriggio.