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ChatGPT ti sta aiutando o ti sta fregando? La verità sui compiti nell’era dell’IA

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Written by Nunzia G.

30 Gennaio 2026

Inutile girarci intorno o fare finta di niente: sappiamo benissimo che l’Intelligenza Artificiale è diventata ormai la tua compagna di banco preferita. Che sia per riassumere quel capitolo di storia infinito, per farti spiegare la trigonometria in ‘modalità semplice’ o per dare una sistemata veloce alla scaletta del tema, l’AI è ormai nel tuo zaino (e nel tuo smartphone) h24.

Sembra che la quasi totalità dei ragazzi la utilizza regolarmente per studio o svago, rendendo il vecchio ‘copia-incolla’ da Wikipedia un reperto archeologico.

Certo, non la usano soltanto i giovani, ma praticamente chiunque. Ormai sembra quasi che non si possa vivere senza. Nemmeno le ricerche su Google si fanno più in maniera classica, oggi se hai una domanda chiedi a ChatGPT. Ma noi non vogliamo certo condannare questa abitudine. Sono ben lontani i tempi in cui per fare una ricerca su un tema specifico dovevi sfogliare pagine e pagine di enciclopedia (sì, una volta era cartacea, praticamente nella preistoria). O passare pomeriggi in biblioteca, quando avevi la fortuna di averne una vicino casa. Poi sono arrivati i PC, e tutto è diventato più facile, con un click ti si aprono decine e decine di pagine. Ben venga anche l’AI, che ha eliminato anche il gusto di fare una ricerca online, la fa lei per te.

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Ma la domanda che vorremmo porti è: sei sicuro che le risposte che ti da sono tutte corrette e affidabili?

Studiare

L’AI è sempre tua amica?

É così facile che sembra quasi di parlare con un’amica, vero? Fai una domanda, le chiedi per esempio di prepararti una tesina di storia relativa ad un dato periodo, e pensa lei a tutto, tu non devi preoccuparti di nulla. Sicuro? Anche se l’AI sembra sapere tutto, ha però un “difetto di fabbrica” che potrebbe costarti carissimo e che forse non conosci: mente, e lo fa benissimo. Esiste un termine tecnico per questo: “allucinazione“.

In pratica, quando l’intelligenza artificiale non trova una risposta, non ti dice “non lo so” (sarebbe troppo umile), ma preferisce inventare di sana pianta informazioni, nomi o date, inserendoli nel discorso con una sicurezza tale da riuscire a fregare chiunque. Non te ne accorgi, e la tua tesina diventa un’insieme di inesattezze.

Lo sapevi che è successo persino a un avvocato a New York? La notizia ha fatto il giro del mondo qualche tempo fa. In pratica il legale aveva presentato al giudice una ricerca piena di precedenti legali perfetti per vincere la causa. Peccato che quando la controparte è andata a controllare tutte le citazioni delle sentenze, ha scoperto che non esistevano nemmeno. L’AI le aveva inventate per “compiacere” l’avvocato. E te ne sarai accorto, di quanto è compiacente. Non ti contraddice mai, ti dà sempre ragione, nessuna critica, nessun pensiero contrario. Ecco, il punto è proprio questo: non ne ha, di pensieri.

Ora la domanda viene spontanea: se l’AI è riuscita a mettere nei guai un professionista esperto, cosa succederebbe se le affidassi la tua famosa tesina o una ricerca importante senza controllare le fonti? Ti ritroveresti a citare eventi storici mai avvenuti o libri mai scritti, facendo una figura pessima davanti ai prof. Quindi, usare l’AI per i compiti può essere certo una svolta, ma è un’arma a doppio taglio. Vediamo insieme i pro e i contro per imparare a usarla senza farti fregare.

Impara ad usarla

I pro e i contro

Ma se la usiamo tutti – ti chiederai – dove sta il problema? Il rischio vero è quello di finire in una specie di “sonno mentale”. Di non usare il tuo cervello. Quando lasci che ChatGPT scriva per te, il risultato è spesso un testo che sembra perfetto ma che, stringi stringi, non dice nulla di nuovo. L’IA lavora per schemi, mescola luoghi comuni e banalità: il rischio è di consegnare un compito piatto, senza quella scintilla o quel ragionamento originale che un prof si aspetta di vedere. La mano umana, insomma.

E non dimentichiamoci poi della “trappola della fotocopia”. Se tu hai avuto l’idea di farti fare la ricerca dall’intelligenza artificiale, è matematico che l’abbiano avuta anche altri tre o quattro tuoi compagni. Minimo. Correte quindi il rischio di ritrovarvi con gli stessi argomenti, la stessa struttura e persino le stesse parole. Poco probabile, ma non impossibile.

Oltre alla figuraccia, oggi i prof hanno strumenti per capire in un secondo se un testo è farina del tuo sacco o un prodotto dell’algoritmo.

La verità poi è che l’IA non è neutrale: è programmata da esseri umani e porta con sé i loro pregiudizi, il che può portarti a scrivere cose poco precise o addirittura distorte. Usarla come se fosse un oracolo è il modo più veloce per smettere di pensare con la tua testa.

E quindi? Il consiglio non è di cancellarla dal telefono, ma di non diventarne schiavi. Usala per chiarirti un dubbio, per cercare uno spunto o come una sorta di enciclopedia super veloce, ma poi incrocia sempre i dati con fonti sicure. Il giorno dell’interrogazione o del compito in classe non avrai uno schermo davanti, ma solo te stesso. Se non hai imparato a costruire un’idea tua, l’IA non potrà venire a suggerirti le risposte all’orecchio. Impara a dominarla, altrimenti sarà lei a dominare te. Deve migliorarti, questo è il suo vero compito.

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